TESTI E ACCORDI

Sonno
((testo ispirato ad un antico canto greco, già interpretato dagli Area in Gerontocrazia)

RE
Sonno che rubi i bambini
DO
Portami via anche l’ultimo
RE
Piccolo l’ho consegnato
DO
Ridammelo grande
Come una montagna
RE
Slanciato, un cipresso
Un dominatore
DO
Dall’est all’ovest
Dal cielo alla terra
RE
Un dominatore

 


 

O Morte

RE-

O Vecchia Morte,
Tu che vivi nei cuori, nascosta sotto le buone intenzioni

Le alte concezioni, le idee perfette, le belle parole, i sogni

O Buona Morte,
Dormi dentro la bocca dell’orco
Dove ogni pensiero vola

La tua lingua è un banchetto,
L’amore è una maschera
È una rabbia, uno sfogo, l’affetto

O Vecchia Morte
O Regina Morte
Prendi questo mio corpo
Prendi questo mio cuore
Prendi questo dolore

Prendi queste paure
Prendi questa canzone
Questa colpa, questa vergogna, questa illusione.

Portale a fermentare nel fondo del fondo dov’è il tuo reame.

Portami a fermentare nel fondo del fondo dov’è il mio reame.

O Vecchia Morte
O Buona Morte
Prendi questa mia fredda speranza da mendicante.

O Vecchia Morte
O Buona Morte

 


 

1260

(capotasto al terzo o al quarto)

A.
Strum. LA- MI- SOL FA DO SOL DO (x2)

A.
LA- MI- SOL FA
Tra le fiamme che bruciarono Gherardo Segalello
DO SOL DO
Persi le forze mie, persi l’ingegno.
LA- MI- SOL FA
Nel sangue che di monte Rubello fece un mare
DO SOL DO
La morte m’è venuta a visitare.

B.
LA- DO
Persi l’intento, persi anche il fiato
SOL FA LA-
nel 1300 sulla piazza del mercato
DO SOL FA DO
Persi l’amore che al mondo mi teneva abbracciato
LA- DO
Persi i tuoi occhi nel giogo
FA SOL DO
Che sulle anime impone il peccato.

C.
SOL FA DO
E si sentiva levarsi un canto
SOL FA DO
Maledizione sulle donne e gli uomini liberi
SOL FA DO
E sopra i secoli posarsi un manto
SOL FA DO
E il paradiso dei pezzenti fare discepoli.

A.
Strum.

A.
Forza piangete mestissime madri
Coi mattoni della legge hanno alzato prigioni.
E siamo incatenati al par dei manigoldi
Alle pietre delle religioni che alzano bordelli.

B.
Forza piangete nuovi arrivati,
dalle coste della loro storia vi hanno vomitati
piangi amore i giorni e il mistero
che volevamo vivere
ma già crescevamo servi del dolore
figli della separazione

C.
E sentivamo levarsi il suo canto
Dentro l’odore di marcio dell’oro mischiato all’incenso
E le nostre voci a ripeterlo nel vento
E i nostri pugni e i nostri bastoni sul vostro convento
SOL FA DO
E le nostre voci a ripeterlo nel tempo
SOL FA FA- DO
E i nostri pugni e i nostri bastoni come il vero tradimento.

A.
Strum.

A.
Così sul fosco fin del secolo nascente
Intesi l’opra di Gherardo e della sua gente.
La terra è di chi l’ara, il pane di chi ne ha bisogno,
donne e uomini son pari, nostra patria è il mondo intero.

B.
Così intesi la memoria di chi non trascrive
Di chi sopra i secoli non lascia scoria
Genti del popolo, genti più vive
Di voi son testimone
Di voi noi portiamo le carni straziate
L’amore, la morte, l’azione
LA- DO
Di voi noi portiamo le carni sul rogo
FA SOL DO
E che cenere sia da concime.

C.
Strum.

 


 

Storia d’un fiore

(capotasto al primo)

Strum. fra le strofe RE- DO RE-

RE-
Il fiore nacque che ormai era sera
DO RE-
lontano in una terra straniera,
RE-
il fiore nacque sull’asfalto bagnato
DO RE-
marrone e già abbandonato,
LA- FA
e fu così che quando il fiore fu nato
LA- FA
nacque il canto di un disperato,
LA- SOL DO
era un canto un po’ poco chiaro,
MI- RE SOL
struggente, sensibile e amaro,
LA- SOL DO
non si capì se parlasse d’amore
MI- RE SOL
o di roba da mangiare,

e faceva:
SOL DO SOL DO
“Affacciati al balcone, o mia bella gardenia,
SOL DO SOL DO
affacciati al balcone, non fare la foglia!
SOL DO SOL DO
Affacciati alla finestra, o mia dolce ginestra,
SOL DO SOL DO
affacciati alla finestra, non fare la quercia!”

 

Il canto bagnato di quel disperato
trasformò l’asfalto in un prato,
gli uomini in lepri, le donne in conigli,
in cinghiali e pecore i figli,
e l’unica cosa che non cambiò nome,
l’unica cosa fu quel balcone,
e il fiore divenne un tenore
per cantare il suo amore,
e il canto divenne un’orchestra
sotto a quella finestra,
e faceva:

“Affacciati al balcone, o mia bella gardenia,
affacciati al balcone, non fare la foglia!
Affacciati alla finestra, o mia dolce ginestra,
affacciati alla finestra, non fare la quercia!”

 

Questa è la storia del fiore che è nato
dal canto di un disperato,
era un canto abbandonato,
marrone e inascoltato,
e quando l’asfalto si fu asciugato
il fiore era appassito,
e il mondo tornò alle sue cose
veloci e disastrose,
e il mondo tornò al suo tempo
e non si sentì più quel canto
che faceva:

“Affacciati al balcone, o mia bella gardenia,
affacciati al balcone, non fare la foglia!
Affacciati alla finestra, o mia dolce ginestra,
affacciati alla finestra, non fare la quercia!”

 


 

Nico

(capotasto al secondo)

Strum. A LA- DO LA

A
LA- DO LA
Canta ancora per i nostri santi
LA- DO LA
Per le anime del Chelsea Hotel
LA- DO LA
Le signore diafane dei borghi
LA- DO LA
Che in bocca al buio bruciano

Parla con la voce pallida
Il disarmo della notte
Per le genti ch’anno intendimento
Che per l’altre tu non hai talento

Strum. B DO SOL LA- (x3)
Strum. A

A
Figlia di Valkirie e Umenidi
Nuda al manto delle stelle
Trova nel dolore il suono AUM
Cerca nelle gole il seme

Sulla pelle rossa e umida
Il profumo dei suoi genitali
E la pelle si ricorderà
Madrigali, Inni, Annunciazioni

B
DO SOL LA-
Tutte le feste di domani
DO SOL LA-
Tutte le danze e i corpi
DO SOL LA-
L’intima arte dei rituali

Strum. A (x1)

 

B
Tutte le feste di domani
Tutte le matriarche
Tutti i loro nomi

Strum. A (x2)

B
Rapida brucia la falena
Come di guerra schiava
Ombra su pergamena

Strum. A (x1)

B
Offri il tuo corpo a mezza luce
La curva delle anche
La bianca piana del pube

Strum. A (x3)

A
Canta ancora per i nostri santi
Bocche al buio che risplendono
Nel sussurro dei giovani amanti
Che distanti già rispondono

 


 

Il rito della città

(capotasto al secondo o al terzo)

Strum. FA7 DO SOLO LA- FA7 MI- SOL (x2)

FA7 DO SOL LA-
Fai tacere questa voce
FA7 MI- SOL
con l’urlo della tua vita,
FA7 DO LA- FA7
non c’è strada per dirsi addio
MI- SOL
nel rito della città.
FA7 DO FA7 DO
Aspettiamo il miracolo,
MI- SOL
il coraggio, l’inondazione.
FA7 DO FA7 DO
canta il Sacerdote
MI- SOL
che la notte sta per venire.

FA DO
Offri il Martini con le arance
MI- SOL FA
a lui che bestemmia mentre i suoi occhi pregano
DO
e prendi questo valzer,
MI- SOL
danza con me fin che la morte muore,
FA7 RE- DO
fino alla fine dell’amore.

 

Huye Luna, c’è una bambina
che ti chiama per farti paura,
la sua mamma, come la Dea,
ha gli occhi di terra e smeraldo.
Viene misericordia
fra le mani di un’antica unione,
in quel borgo di nebbia
che conosce la nostra canzone.

Lascia il dolore sulle guance
che il sale cattura la luce e scioglie distanze
e prendi questo valzer,
con una rosa fra i denti,
fino alla fine delle danze.

 

C’è un albergo a Vienna
dove dormono Klimt e Schiele,
là i gitani con la chitarra
ricamano le architetture.
Per chi passa e da’ un soldo
c’è un sorriso e una maledizione,
per chi ancora ha il ricordo
della polvere, della neve.

Tieni questa mano sulla pancia,
lì dove il gatto si scalda e trema la fiamma
nel rito della città,
prendi con me questa danza
fin quando la morte si stanca.
Danziamo insieme dall’albero di quel cortile
al fiore che dai tuoi capelli cade.

 


 

Nordest

(capotasto al terzo)

1.
RE LA
Canto una dolse canzón per ti
SI- SOL
Che te son nasuda a Nordest
E volesi cantarla in dialeto, in ladin
In furlan, in tedesco, in sloven
Ma il cuor il me disi monte, bosco,
Pianura, laguna e altopian
Il cuor il me conta la tera rubada
Il me conta il tuo viso
Che la ga consolada

RE SOL
La Guera Granda me gha cavà i fioj
SI- LA
Me gha cavà i monti e i oci tuoi
La Guera Granda me gha ciapà il nome
La tera, la lingua e i oci tuoi

 

2.
E ti che per nome te se vesti
Con il nome del vento
Che da la Carnia il cori a Venezia
Il va su in Tirolo, il vien so a Gorizia
Ti che te se ciami come il tramonto
Che il punta Trieste dal mar
Da l’ombra de vin ch’el basa la rabia
E la fa brusar
E la fa brusar

La Guera Granda me gha cavà i fioj
Me gha cavà i monti e i oci tuoi
La Guera Granda me gha ciapà il nome
La tera, la lingua e i oci tuoi
E i oci tuoi

 

3.
E in che altra maniera podesi cantarte
Che te son nasuda a Nordest
Con tuto quel sangue che tuona
Da la Jugoslavia, dal Vajont
Da cento e più ani de separazion e trincea
Da una vita per sempre al confin
Per sempre foresta, per sempre foresta
E volesi lavarte con l’acqua più fresca del mio paese
Fontana di rustic amoùr
A no è aga pì fres-cia
Che tal me paìs

La Guera Granda me gha cavà i fioj
Me gha cavà i monti e i oci tuoi
La Guera Granda me gha ciapà il nome
La tera, la lingua e i oci tuoi
E i oci tuoi
E i oci tuoi

 


Canzone dei poeti russi

FA# DO
Ti darei gli occhi con cui ho conosciuto mia madre
e se ancora li avessi i giorni di Novembre
e se ancora li sapessi la città coi segreti,
l’osteria coi poeti,
l’osteria coi poeti.

Ti darei le veglie dei suicidi russi
e i loro occhi rossi e neri come bandiere
e lo spazio del dolore e l’erotismo
che toccano le torri e tagliano i capelli alle chimere.

E certamente le fisarmoniche e la maledetta chitarra,
e certamente le fisarmoniche e la maledetta chitarra.

Ti darei i canti degli ubriachi,
che lo so che li intoni e lo sai che mi piaci,
e la terra e il cielo e una striscia di luce
che è la tua voce.
La maglia turchese dei tuoi occhi da lupo,
la nebbia sulla steppa, un cavallo impazzito.
La mia tomba con i fiori dei contadini
per benedire la pentola quando avrai dei bambini.

E gli amici che ho tradito e un loro sputo che ti tolga la sete,
e gli amici che ho tradito e un loro sputo che ti tolga la sete.

Ma che aria di fasci stasera,
ma che dita han tracciato quegli aerei nel cielo,
ti darei le nostre mattine ribelli di un tempo
e la bellezza dei baci e lo scandalo.
Ma che aria di corpi che girano a vuoto,
ma che aria di armi da fuoco,
ti darei la certezza che i fiori dopo la neve ritorneranno,
chi ti ha fatto del male ora ha il cuore leggero e il sorriso sincero.

Ma che aria di fasci stasera, forse è il mio respiro,
ma che aria di fasci stasera, forse è il mio respiro.

Ti darei gli occhi con cui ho conosciuto mia madre
e se ancora li avessi i giorni di Novembre,
ti darei le veglie dei poeti russi
e i loro occhi rossi e neri come bandiere.

E certamente le fisarmoniche e la maledetta chitarra,
e certamente le fisarmoniche e la maledetta chitarra

 


 

The auld triangle
(Brendan e Dominic Behan)

MI LA MI LA MI
A hungry feeling,came on me stealing,
LA MI DO#-
And the mice were squealing in my prison cell,
MI LA MI LA MI
And the auld triangle,went jingle jangle,
LA MI SI MI
All along the banks of the Royal Canal.

To begin the morning, a screw was bawling,
Get you bowsie and clean up your cell,
And the auld triangle,went jingle jangle,
All along the banks of the Royal Canal.

The guys were sleeping, Humpy Gussy was peeping,
As I lay there weeping for my girl Sal.
And the auld triangle,went jingle jangle,
All along the banks of the Royal Canal.

Up in the female prison there were seventy-five women,
And ‘tis upon them I wish I did dwell.
MI LA MI LA SI
And the auld triangle, could go jingle jangle,
LA MI SI MI
All along the banks of the Royal Canal.
LA MI SI MI
All along the banks of the Royal Canal.

 


 

Le belle canzoni

Strum. B LA- DO LA- DO RE- DO RE- SOL DO

A
DO LA-
Si spengono le ombre dei cantori
DO RE-
Le voci che facevano tremare
DO LA- RE-
La banda di sciagurati con cui ti accompagnavi
SOL DO
Si è chiuse nelle case

A
Si alzano le voci volgari
Le critiche violente e affamate
Le vecchie stamberghe, i locali,
le belle canzoni sono tutte disertate

B
LA- DO
Nel cuore della montagna
LA- DO
Scavano in profondità
RE- DO
Gli ultimi amici rimasti a cantare
RE- SOL DO
Dietro le serrande dei bar

A
È un mondo che non ti appartiene
Non ne riconosci l’odore
Il materiale del tuo canto perduto
È di pelle, di legno e sudore

A
Figlio di tempi sommersi
Arreso a questi modi
Hai visto le gesta degli uomini
Nei canti alla moda dei loro assassini

B
E in una goccia di orrore
Hai visto l’anima tua
Tracciare con mani di pianto e catrame
Le strade di questa follia

B
Nel cuore della montagna
Scavano in profondità
Gli ultimi amici rimasti a cantare
Dietro le serrande dei bar

Strum. B

A
Si spengono le ombre dei cantori
Le donne dietro ai banconi
Han sporchi i cappotti e macchiate le mani
Chi cerca nei vicoli gli amori

A
Con un dono segreto da offrire
Con un qualunque dolore
Si fermano tutta la notte a cercare
L’oro antico degli umani

B
Coi volti d’angelo rapiti
Ad armonizzare le voci
Con i vestiti eleganti e i maglioni
Intonano le belle canzoni

B
Nel cuore della montagna
Scavano in profondità
Gli ultimi amici rimasti a cantare
Dietro le serrande dei bar

 

Strum. chiusura

 


 

No pasaràn

LA- FA SOL LA-
Guardami in questo tardo secolo senza alberi
Solo gli alberi che abbiamo dentro
Ascoltami sotto questo cielo senza lacrime
Solo nuvole di metallo e piogge acide
Toccami come tocchi te stessa la prima mattina del mondo
Con lo stupore di una lingua nuova bagnata che freme a toccare la mia

LA- FA SOL LA-
Ti darei tutto quello che c’è nel fondo dello stomaco
FA SOL LA-
Ogni vibrato di gola che ricorda te
Ti darei tutto quello che c’è nel fondo dello stomaco
Ogni vibrato di gola che ricorda te
LA- FA SOL LA-
In faccia alle facce fottute di queste prigioni, di questo retaggio
Ti riporterei il tuo nome selvaggio
Il tuo nome selvaggio

 

Frammenti di ferro sopra il cemento confondono il nostro passare
Riflettono i nostri occhi di lucido inganno
Noi non somigliamo a nessuno di questi trucchi da vecchio regime
Di stragi annunciate, cravatte, menzogne e fronti asciugate

Noi non somigliamo a niente che non sia il tuo corpo sudato
Svestito, lavato dal vento, strappato alla morte
Noi non somigliamo a niente che non sia il tuo corpo sudato
Svestito, lavato dal vento, strappato alla morte
Facciamo l’amore fra le montagne, salviamoci il cuore
Facciamo l’amore fra le montagne, salviamoci il cuore
Salviamoci il cuore

In faccia alle facce fottute di queste prigioni, di questo retaggio
Ti riporterei il nostro nome selvaggio
Il nostro nome selvaggio